Il pensiero polivalente di María Zambrano su Nietzsche

“Verso un sapere dell’anima” può essere considerato come il pensiero polivalente di María Zambrano: così in quarta di copertina si definisce questa poliedrica opera edita da Raffaello Cortina Editore. Si tratta di una serie di pensieri su svariati argomenti, principalmente filosofici.
Il meno filosofico di questi “Perché si scrive” è anche uno dei più interessanti e meritevole di una lettura critica.
In particolare un passo mi sembra adatto allo spirito di questo blog:
C’è uno scrivere parlando, quello che scrive ‘come se parlasse’, e già questo ‘come se’ deve farci diffidare, poiché la ragione d’essere qualcosa deve essere ragione d’essere questo e questo soltanto. Fare una cosa ‘come se fosse’ un’altra la impoverisce e le sottrae tutto il suo significato, ponendo in dubbio la sua necessità“.

 Oppure, con una definizione che sembra appartenere a Nietzsche:
“Un libro, finché non viene letto, è soltanto un essere in potenza, in potenza come una bomba inesplosa. Ogni libro deve avere qualcosa della bomba, di un evento il cui verificarsi minaccia e, anche semplicemente con la sua vibrazione, mette in risalto la falsità”.
Proprio a Nietzsche dedica ben due capitoli, degni di commento e di lettura critica.
Nietzsche, scrive Zambrano, è un “estremista” di rigore ascetico, un distruttore, “forse il primo dei distruttori geniali” che ha portato fino in fondo la distruzione della filosofia.
Poi esagera considerandolo un Idealista (come Hegel non accetta che la Filosofia sia “edificante”) e infine un mistico “perché, come in tutti i mistici ortodossi, la dissoluzione dell’intelletto è accompagnata dalla dissoluzione dell’essere”.
L’accento posto solo sulla parte destruens mi sembra che snaturi troppo il pensiero molto più articolato e complesso di Nietzsche, che al contrario ha decisamente posto l’accento proprio sulla necessità di un continuo superamento di se stessi e sulla creazione di nuovi valori.
Il titolo stesso di alcuni suoi libri esaltano questo concetto “positivo” (Aurora, Al di là del bene e del male, La gaia scienza) e così pure alcuni suoi concetti chiave come la volontà di potenza, l’oltreuomo, l’eterno ritorno.
Non si può comprendere Nietzsche se si trascura questa fondamentale parte costruens, come mi sembra abbia fatto María Zambrano in questo scritto.
Sono convinto, infatti, che Nietzsche abbia voluto davvero distruggere la Filosofia, ma solo perché considerava la vita superiore a dei concetti astratti e autoreferenziali su cui a volte questa disciplina si adagia, crogiolandosi nel brodo superbo dei propri giochetti pseudo-intellettuali.
E se il punto centrale del suo pensiero è la morale, non è per trasformarla in un “labirinto pieno di incantesimi”, cioè nella nascita di un mondo magico o mistico, ma per appropriarsi del mondo, in maniera concreta e niente affatto trascendentale anzi nella ricerca costante di un “al di qua” molto “materiale”.
Altrettanto non condivisibile è la critica di Zambrano a Lou Salomé in un altro capitolo del libro in cui viene accusata di “non aver saputo elevare la sua femminilità a norma luminosa, rassicurante e incoraggiante” e di non aver avuto “la generosità necessaria per penetrare nel cerchio della vita” dell’uomo Nietzsche e quindi portandolo inevitabilmente verso la follia finale.
Una cattiveria assolutamente evitabile e pretestuosa, rientrante, come dovrebbe essere, nella sfera intima e personale di un uomo (prima ancora che un genio o un filosofo) .
E poi chi può affermare che Nietzsche sarebbe stato quello che è stato, se le cose con Salomé fossero andate diversamente?

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9 risposte a Il pensiero polivalente di María Zambrano su Nietzsche

  1. luca ormelli ha detto:

    Tempo addietro scrissi questo “aforisma”: «l’influenza di Nietzsche su Rilke è incontestabile; si chiama Lou Andreas-Salomé».
    Una sola nota a margine e di pochissimo conto: parte construens e non costruens, ho una idiosincrasia ossessiva per i refusi.
    Un saluto, Luca

    • Giuseppe Savarino ha detto:

      Non conosco bene Rilke, se non indirettamente, ma ricordavo vagamente una sua poesia proprio su Salomé che ho ritrovato su internet e che riporto qui:

      A Lou Andreas-Salomé

      Non posso ricordare. Ma quei momenti
      puri dureranno in me come
      in fondo a un vaso troppo pieno.
      Non penso a te, ma sono per amore tuo
      e questo mi dà forza.
      Non ti invento nei luoghi
      che adesso senza te non hanno senso.
      Il tuo non esserci
      è già caldo di te, ed è più vero,
      più del tuo mancarmi. La nostalgia
      spesso non distingue. Perché
      cercare allora se il tuo influsso
      già sento su di me lieve
      come un raggio di luna alla finestra.

      Non ho compreso invece la tua nota a margine, pardon…

  2. carla ha detto:

    -Sono convinto, infatti, che Nietzsche abbia voluto davvero distruggere la Filosofia, ma solo perché considerava la vita superiore a dei concetti astratti e autoreferenziali su cui a volte questa disciplina si adagia, crogiolandosi nel brodo superbo dei propri giochetti pseudo-intellettuali.-

    lo penso anche io…

    complimenti per gli articoli interessanti che ho letto.
    C.

    • Giuseppe Savarino ha detto:

      Grazie innanzitutto per i generosi complimenti; farò di tutto per meritarmeli anche per il futuro.
      Purtroppo questa tendenza al puro astrattismo è la condanna a una diffusione più generalizzata della filosofia, tanto da entrare negativamente anche nel lessico comune: non fare il filosofo indica spesso “non perdere tempo in elucubrazioni inutili”.
      In verità anche lo stesso Socrate, come emerge dalla commedia di Aristofane “Le Nuvole”, viene descritto come un perdigiorno, dentro una cesta sospesa in aria, (“con la testa tra le nuvole”) occupato in questioni prive di importanza o addirittura di fondamento.
      Sicuramente una provocazione che forse nasconde dell’astio- quindi da valutare con accortezza -ma comunque un “biglietto da visita” per la filosofia di cui si pagheranno le conseguenze per secoli.

  3. carla ha detto:

    🙂
    mi piacerebbe conoscere qualcosa riguardo al testo che suggerivi da Fabio Brotto sulla Weil…
    io adoro certi ‘aforismi’ capaci di scoperchiare ogni sistema di ragionamento.

    Buona serata!
    C.

  4. carla ha detto:

    molto bella la pesia dedicata a Salomè…io l’avevo letta come se fosse stata di Salomè, dedicata a Nietzsche.

  5. Giuseppe Savarino ha detto:

    Si, è una poesia di Rainer Maria Rilke, uno dei tanti personaggi che hanno ruotato attorno alla controversa Lou Andreas Salomè.
    Tra i più noti (assieme per esempio a Freud) F. Nietzsche, conosciuto grazie all’amicizia comune di Malvida von Maysenburg (famosa la foto dei due con Paul Rée, e la passeggiata sul Monte Sacro-lago d’Orta) e Freud.
    Salomè dedicò a Nietzsche non una poesia, ma una biografia (che in realtà contiene pochi elementi biografici), di cui la più bella frase si trova all’inizio:
    “Per quanto l’uomo possa espandersi con la sua conoscenza, apparire a se stesso obiettivo: alla fine non ne ricava nient’altro che la propria biografia”.
    In ogni caso, la critica che Zambrano rivolge a Salomè sul presunto “danno psicologico” su Nietzsche si ritrova anche in un ottimo lavoro biografico del “nostrano” Massimo Fini, altra lettura che consiglio.

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