Contro la democrazia

A parte qualche voce isolata (qualche rivista, qualche articolo di giornale o qualche libro di saggistica) c’è un consenso quasi unanime sulla “democrazia”, come se fosse la panacea per tutto, una sorta di valore assodato, una conquista irrinunciabile, pur imperfetta, degli Stati moderni più liberali.

Altre volte, soprattutto quando si evidenziano le lacune di questo sistema di governo, si tende a considerarlo una sorta di male necessario, un’unica possibile soluzione garante della libertà; tanto da appropriarsi ingiustamente anche degli altri valori illuministici di eguaglianza, solidarietà e tolleranza.

Un errore tanto evidente da essere riportato anche in Wikipedia, nel passo che riporto qui di seguito:

“Si puntualizza un fattore semantico troppo spesso volutamente frainteso: le parole “democrazia” e “libertà” non sono sinonimi. Ogni sistema politico può essere democratico o non democratico. In ogni sistema politico può esserci libertà oppure non esserci. Ma queste due parole non necessariamente vanno di pari passo. In un sistema può esserci democrazia senza libertà, e può esserci libertà senza democrazia”.

Da ricordare anche come la parola “democrazia”, nata in Grecia, era utilizzata inizialmente in senso dispregiativo e il primo significato non è quello di “governo del popolo” ma “dittatura del popolo o della maggioranza”.

Al di là di questa sfumatura del significato semantico della parola “democrazia”, un’altra parola a questa associata, dal significato non del tutto chiaro, è quella di popolo: come si fa a definire esattamente questa entità, soprattutto se si guarda alla parte attiva dell'”operare” e del “fare”?

Ammesso che sia inteso anche solo come la maggioranza della popolazione e che la democrazia sia indiretta e rappresentativa, come si può pensare che possa veramente esistere un “governo del popolo”?

Non solo un governo della moltitudine non è mai esistito, ma in nome del popolo (come della religione) sono stati commessi gli omicidi e le nefandezze più deprecabili, oggi come ieri.

Il concetto è così debole che la maggior parte degli Stati moderni che si definisce democratico, spesso è proprio l’opposto: governo di pochi o addirittura di uno solo (“solo” per modo di dire, è evidente che esiste soltanto una dittatura di pochi e considerare solamente il potere accentrato in un sola figura, per quanto carismatica, è una comoda semplificazione verbale).

Del resto esiste una forte contraddizione logica per cui se tutti o la maggioranza volessero essere anti-democratici o volessero una dittatura chiaramente ci sarebbero soltanto due alternative per il Governo con un’unica conclusione:

1) il Governo potrebbe accettare ma in questo modo non sarebbe più democratico per libera scelta della maggioranza o di tutta la popolazione

2) il Governo potrebbe non accettare, opponendosi alla maggioranza/popolo e quindi cessando di fatto di essere democratico.

In un modo o nell’altro, insomma, perderebbe la sua identità: o con il rifiuto ad una volontà antidemocratica oppure cedendo a questa volontà.

Un modo come un altro per evidenziare come la “democraticità” ossia il potere di decisione del popolo non può appartenere al popolo stesso: non solo non può essere identificato col Governo, ma addirittura, se si estremizzano i termini della questione come nell’esempio, si contrappone ad esso.

Esiste poi una contraddizione matematica sulle scelte collettive che possono portare a un conflitto della maggioranza in quanto l’ordine di votazione porterebbe sempre a un risultato diverso e circolare, violando il principio della transitività: il cosiddetto “paradosso di Condorcet“.

In sintesi, ammettendo delle scelte dei candidati predefinita, si creerebbe una situazione in un secondo turno di votazioni in cui un candidato/partito A sarebbe preferito a B, il quale sarebbe preferito a C ma in cui A non viene preferito a C (come stabilisce il principio di transitività) ma bensì il contrario.

Insomma una dimostrazione matematica per cui le scelte collettive sarebbero in contraddizione e divergerebbero semplicemente a causa dell’ordine in cui vengano date le preferenze.

Infine esiste un’altra forte contraddizione sociale del sistema democratico: la ricerca del consenso.

Se il Governo in carica, infatti, ha bisogno della maggioranza per stare al potere, farà tutto il possibile per conservare questo potere cercando di ottenere maggiore consenso possibile.

L’interesse dell’individuo o di un gruppo di individui è chiaramente diverso da quello complessivo del sistema. Se è vero che in alcuni casi c’è un forte senso di appartenenza (per cui per esempio pagare le tasse viene ritenuto un modo per contribuire al benessere collettivo), non si può ingenuamente pensare che una maggioranza di persone possa essere completamente e costantemente d’accordo su tutto quanto viene stabilito da un Governo, per quanto illuminati siano i due soggetti in questione.

In caso di conflitto sociale e istituzionale, soccomberà sempre il cittadino e, al di là di questo, ci sarà sempre un gruppo di individui che scaltramente preferirà il suo benessere, immediato e settario, a quello generale di tutti.

Quando il benessere generale è tale per cui si va contro il volere della maggioranza, al Governo non resteranno che due alternative contradditorie:

a) evitare il benessere generale e rimanere democratico, producendo inefficienze economiche e sociali

b) fare il benessere generale e, nonostante questo, entrare in conflitto con forti gruppi di interessi che rappresentano la maggioranza, producendo inefficienza democratica o addirittura illiberalità.

Alle estreme conseguenze, e in presenza di forte contrasto tra benessere pubblico e privato, non si ha alternativa : o si è inefficienti o si è liberali!

La contraddizione sociale nasce qui dal fatto che non si è in grado di poter distinguere chiaramente il vantaggio generale dal particolare e questo è ancor più vero più è ampia la platea di persone interessate perchè più complessi sono gli interessi coinvolti.

I sostenitori della democrazia dovrebbero spingere fortemente ad aumentare la presenza dei cittadini alle scelte politiche, eppure sanno benissimo che queste scelte porterebbero prima o poi al loro suicidio.

I mezzi elettronici e soprattutto internet già oggi permetterebbero una vera rivoluzione democratica, ma in realtà si inventano scuse per evitare di diffondere il più possibile tale mezzo di governo.

Un’ipocrisia di fondo guida oggi tutte le politiche democratiche: se la sovranità appartiene al popolo perchè non la si cede completamente al popolo?
Forse perchè concordano istintivamente con la frase di Churchill: “Il migliore argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con un elettore medio“?

Chi sostiene veramente la democrazia non dovrebbe coerentemente sostenere questa scelta con tutte le proprie forze, sfruttando i mezzi tecnologici attuali?

A mio avviso sarebbe un disastro che, nella più rosea delle previsioni, porterebbe all’immobilismo decisionale e al conflitto sociale.

Tutte le contraddizioni logiche, matematiche e sociali portano a un’unica conclusione: perchè non valutare un sistema di governo alternativo?

La libertà può essere garantita attraverso altri mezzi; il Governo sarà in realtà sempre di pochi; non sarebbe più efficiente un governo fatto di illuminati, di gente competente scelta coerentemente da persone interessate alla vita pubblica, magari anche con diritto di voto differenziato?

L’eguaglianza del voto è un’ingiustizia logicamente assurda: dei criteri di selezione (blandi, non genericamente ostativi: la libertà prima di tutto…) sarebbero non solo necessari ma auspicabili, proprio per garantire una vera uguaglianza.

Per arrivare a questo però occorrono inizialmente istituzioni, dirigenti, leader illuminati: siamo sicuri che oggi ci siano?

Purtroppo credo proprio il contrario, in Italia e nel mondo: si preferisce creare spaventose macchine per la ricerca del consenso, basate sull’inganno e sull’irresponsabilità.

Siamo davvero alla dittatura democratica o forse si dovrebbe dire molto più semplicemente alla “democrazia“: intesa nel senso primitivo ossia in maniera dispregiativa.

Si preferisce raccattare voti disperatamente, spinti solo dalla bramosia del potere.

Si preferisce illudere quel popolo di cui si vorrebbe a parole il potere, ma che di fatto si tiene sottomesso…e l’inganno diventa l’unica vera realistica conseguenza di un sistema a parole liberale ma che non ha assolutamente nulla da spartire con la vera Libertà.

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2 risposte a Contro la democrazia

  1. luca ormelli ha detto:

    Quanto alla dittatura della democrazia è uno dei più colossali equivoci in cui ci è stato insegnato di incorrere. E non vi scappano neppure filosofi come Popper che identificano, meglio dire postulano, l’identità perfetta tra Ragione e Democrazia. Sull’argomento segnalo: Massimo Fini, Sudditi – Manifesto contro la Democrazia e Luciano Canfora, Critica della retorica democratica.
    Omaggi

  2. Giuseppe Savarino ha detto:

    Perfino Platone diffidava della democrazia che, non dimentichiamo, è stata la forma di governo che condannò Socrate e a cui contrapponeva la “repubblica ideale”.
    L’equivoco nasce, come detto, dalla associazione tra democrazia e libertà.
    Eppure proprio Platone aveva avvertito dei pericoli di deriva del governo democratico che “inevitabilmente” a suo parere sarebbe sfociato nella tirannide.
    Tanto è vero ciò che, per risolvere “logicamente” questo equivoco, molti filosofi, da Habermas a Kelsen a Rawls, hanno elaborato (pateticamente) diverse teorie che possiamo definire con G.Massaro (“Educazione alla democrazia tra passato e presente”) “proceduralistiche”.
    Il sistema democratico, non potendo determinare un accordo sui valori universali, si definisce soltanto in base a delle procedure accettate da tutti.
    Segnalo a proposito anche il libro “Al di là della democrazia” di Gilles Dauvé e Karl Nesic, purtroppo ancora non in italiano; un estratto delle idee contenute si può trovare su internet: http://emiliaromagna.indymedia.org/node/6423 .
    Consiglio anche io il libro di Massimo Fini, una delle poche voci oggi controcorrente in questo ambito. Nulla posso dire invece del libro di Canfora: lo conosco ma confesso di non averlo ancora letto.

    Infine una divertente frase di Winston Churchill:
    “Il migliore argomento contro la democrazia è una conversazione di cinque minuti con un elettore medio”.

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