Benvenuto Coronavirus!

 

Urlo_anima_Salvatore Malvasi

 

L’uomo che non ha una vita interiore

 è schiavo del suo ambiente.

(Henri Fréderic Amiel)

La foto riproduce il quadro “Urlo dell’anima” di Salvatore Malvasi

Benvenuto, coronavirus!

(estratto per future convivenze)

Ho pensato diverse volte se scrivere o meno su questo periodo di emergenza sanitaria, forse volto a una lenta fine, e tutte le volte ho abbandonato il proposito, sommerso da mille voci caotiche nei diversi ambiti, anche i più assurdi: dalla salute, all’economia, alla psicologia, alla filosofia.

Difficile trovare un aggettivo per definire tutto questo caos o  meglio un aggettivo ce l’avrei, ma in dialetto siciliano e pertanto non comprensibile a tutti: sdignatu.

Questo termine assomiglia allo sdegno (da cui probabilmente deriva) solo che, a differenza dell’italiano, in siciliano non è legato soltanto al rifiuto e al disprezzo per cose ritenute indegne.

Nello sdegno infatti c’è quasi sempre livore, astio, risentimento. Ciò può esserci anche nell’accezione siciliana, sebbene in un uso molto più raro e riferito ad un soggetto.

Il suo vero ambito invece è quello alimentare: un cibo diventa sdignusu (da notare che non lo è per sua natura ma lo può diventare) quando si esagera nel mangiarlo e il suo gusto diventa irritante, insopportabile.

Manca del tutto in questo caso l’astio, il livore: non se ne può più semplicemente perché se ne è abusato più del dovuto.

Diciamo che somiglia per certi versi all’espressione francese J’en ai marre: ne ho abbastanza, sono stufo o stanco, mi fa vomitare, basta.

Dunque, il mio sentimento e probabilmente quello di tante persone oggi, dopo poco più di un paio di mesi dall’inizio della pandemia e della quarantena, è esattamente questo.

Sdignatu per il chiacchiericcio indistinto, ripetuto ossessivamente: “state a casa”, “mantenete le distanze”, “lavatevi le mani”, “smart working”, i numeri dei contagi, terapie intensive, morti, quarantena, “il mondo non sarà più lo stesso”…

Un diluvio di idiozie, di frasi consunte e senza senso; perfino le false notizie (diventate adesso fake news…come appartenessero solo  alla contemporaneità) mi sembrano al cospetto pregne di intelligenza, perlomeno ne possiedono di più rispetto a questi ingenui diffusori di banalità.

E’ un momento eccezionale, ma nemmeno così raro: periodicamente si ripropone sulla scena macabra della storia umana.

Ripercorriamo rapidamente l’ultima epidemia: la spagnola.

Giusto per fare le dovute proporzioni: infettò circa 500 milioni di persone in tutto il mondo, provocando il decesso di decine di milioni di persone (tra 50 e i 100) su una popolazione mondiale che allora, nel 1918-1920, contava circa 2 miliardi.

Una letalità davvero notevole, probabilmente aggravata dagli effetti della Grande Guerra: malnutrizione, condizioni sanitarie pessime, eccetera.

Attualmente, per il Covid-19 abbiamo invece circa 4 milioni di infetti e più di 300 mila decessi, su una popolazione vicina agli 8 miliardi.

Il confronto farebbe sorridere perfino qualche nonno ancora vivente, sopravvissuto (alla prima pandemia, s’intende).

La vera novità però è che oggi più di 4 miliardi di persone sono o dovrebbero essere in “isolamento” e il mondo intero sembra in preda ad un’isteria mischiata all’impotenza.

Giusto per mettere le cose in chiaro: non mi sembra che la spagnola (che poi tanto spagnola non era ma più che altro statunitense) abbia cambiato così tanto il mondo, nonostante il suo carico maleodorante di cadaveri abbondantemente soverchiante quello attuale.

E così sarà pure per il coronavirus, quando la vita travolgerà inesorabile questo “episodio”, inglobandolo nel suo incessante flusso e tutto sarà a malapena un ricordo.

Al netto dei morti e della sofferenza cagionata, ai contagiati ma anche ai familiari, alla cui tragedia mi accosto con rispetto e grande turbamento, mi sembra piuttosto che ci siano diversi punti positivi: minore inquinamento, minore traffico, minore delinquenza, migliore qualità della vita (piccola digressione: si rifletterà mai abbastanza sul fatto che quando l’uomo si ritira, la natura prende il sopravvento e tutto sembra più raggiante?).

Tanto più che oggi l’isolamento non è per nulla effettivo.

Tramite internet, tv e altre diavolerie moderne, si tratta in verità di un “isolamento anomalo”: in fondo è come essere isolati in mezzo ad una folla informe e immensa.

Nel mare magnum infinito di internet, parlare d’isolamento è quasi una bestemmia, dettata dall’incapacità della maggioranza di scorgere curiosità, interessi, attività, se non per la miserabile accezione di “passare il tempo” (eufemismo per nasconderne lo “spreco”) e per sfuggire all’incubo della noia.

A dirla tutta, l’uomo che non è capace di vivere la propria solitudine non è nemmeno degno di vivere.

Ne sapeva qualcosa Emily Dickinson che si auto isolò per far viaggiare la mente  sul suo straordinario “spazio” interiore. Le sue parole oggi sembrano quasi profetiche:

Non c’è bisogno di essere una camera per venire infestati. Non c’è bisogno di essere una casa. La mente ha corridoi che vanno oltre lo spazio materiale”.

Per saperne di più, rimando al recente articolo di Dario Pisano:

https://libreriamo.it/poesie/emily-dickinson-sue-poesie-lezione-isolamento/

Certo, forse la tecnica e il conformismo ingenuo e molliccio, quanto antropocentrico, hanno fatto credere che l’umanità fosse irreducibilmente votata ad un infinito progresso consumistico, dettato da un’ignoranza diffusa ed istintivamente individualista.

Tutto in poco tempo è diventato un immanente neopositivismo di convenienza, per il quale la scienza, fino a poco prima vituperata (giusto per citare un esempio: le critiche ai vaccini, ormai sotterrate da una montagna di paura), adesso è diventata verbo, unica depositaria della speranza di sopravvivenza ovvero di prorogare illusoriamente all’infinito un’insignificante esistenza.

La verità è che questa pandemia ha messo tutti, proprio tutti, di fronte all”’infinità finita” solitudine della propria “anima al cospetto di se stessa”, alla concreta possibilità della morte.

E questo spaventa, è comprensibile, per carità.

Quando la nostra esistenza affronta questi angoscianti abissi non possiamo che essere fragili, indifesi, smarriti.

Tuttavia, ridurre tutto ciò ad un momento sfuggente, a polvere da mettere sotto il tappeto della propria esistenza o a un ridicolo gesto scaramantico, è solo meschinità, viltà.

Non conoscere il tormento – non lo sgomento o il turbamento che appartengono all’immanenza – di fronte all’irrisolvibile e terribile dilemma della morte, banalizza tutto, perfino la propria vita.

In un Midrash medioevale, l’angelo della Morte fu creato già il primo giorno: il male e la morte sono compenetrati nel processo creativo.

Nella nostra esistenza risiede la “non esistenza”, il nulla assoluto che la speranza di un trascendente essere supremo o di un universo non può riuscire a reprimere.

Quis evadet?”, chi può sfuggire?

Di fronte ad un pensiero così “pesante”, il saggio contrappone la levità necessaria a controbilanciare la Libra del proprio pensiero, mentre il vigliacco ricerca soltanto la futilità, il pressapochismo, il capriccio infantile, rifugiando ostinatamente l’altro braccio della bilancia.

Del resto, di eroi, quelli veri – quelli che non temono la morte pur privi di vincoli – non c’è nemmeno oggi l’ombra.

L’”andrà tutto bene” è l’emblema dell’angoscia di fronte all’irrisolvibile: la speranza degli ottusi, novizi tanatofobici!

Mi perdonino tutti i medici e operatori sanitari che oggi sono in prima linea per salvare vite umane, rischiando la propria, perché costretti da obblighi lavorativi: l’eroismo rifugge gli ospedali!

L’eroe non ha vincoli, non soffre, non agonizza ma possiede piuttosto l’indefettibile forza, audacia, vitalità semidivina indirizzata alla gloria eterna.

Fortunati i popoli che non hanno bisogno di eroi di seconda mano!

Continuiamo o vogliamo ancora continuare a “misurare il salto di una pulce o il ronzio delle zanzare”, in attesa della Nera Mietitrice?

Che altro sentimento – diverso dall’essere sdignatu – si può dunque avere di fronte a questo profluvio di idioti desiderosi solo di trasfigurare la propria effimera voce in un profetismo da cartomanti improvvisati?

Chi ha familiarità con il “dilemma della morte”, non può che provare sbigottimento di fronte a questa massa di occhi impauriti: a che pro conservare la propria vita, se non si è in grado di farne un “valore”, seppur effimero?

 

Fa’ così, caro Lucilio: renditi veramente padrone di te e custodisci con ogni cura quel tempo che finora ti era portato via, o ti sfuggiva. Persuaditi che le cose stanno come io ti scrivo: alcune ore ci vengono sottratte da vane occupazioni, altre ci scappano quasi di mano; ma la perdita per noi più vergognosa è quella che avviene per nostra negligenza. Se badi bene, una gran parte della vita ci sfugge nel fare il male, la maggior parte nel non fare nulla, tutta quanta nel fare altro da quello che dovremmo. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo e alla sua giornata, e che si renda conto com’egli muoia giorno per giorno? In questo c’inganniamo, nel vedere la morte avanti a noi, come un avvenimento futuro, mentre gran parte di essa è già alle nostre spalle. Ogni ora del nostro passato appartiene al dominio della morte. Dunque, caro Lucilio, fa’ ciò che mi scrivi; fa’ tesoro di tutto il tempo che hai. Sarai meno schiavo del domani, se ti sarai reso padrone dell’oggi. Mentre rinviamo i nostri impegni, la vita passa. Tutto, o Lucilio, dipende dagli altri; solo il tempo è nostro. Abbiamo avuto dalla natura il possesso di questo solo bene sommamente fuggevole, ma ce lo lasciamo togliere dal primo venuto. E l’uomo è tanto stolto che, quando acquista beni di nessun valore, e in ogni caso compensabili, accetta che gli vengano messi in conto; ma nessuno, che abbia cagionato perdita di tempo agli altri, pensa di essere debitore di qualcosa, mentre è questo l’unico bene che l’uomo non può restituire, neppure con tutta la sua buona volontà.

 (Seneca)

Giuseppe Savarino

 

Questa voce è stata pubblicata in Letture critiche. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.