Giorgio Colli e l’insolita enciclopedia

Enciclopedia-Giorgio ColliDiscussioni su cosa si intenda per “autore classico” o “opera classica” ce ne sono in abbondanza (alcune divenute a loro volta dei classici, come il famoso “Perché leggere i classici” di Italo Calvino che ci ha regalato probabilmente una delle definizioni più affascinanti sull’argomento: “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire“) e non aggiungerò di certo la mia, per non moltiplicare inutili ovvietà, pur essendo queste assai di moda.

Tuttavia, pur se in una galassia separata, si inserisce in questo dibattito il libro “Per una enciclopedia di autori classici” di Giorgio Colli (1917-1979).

Non si tratta di un vero e proprio libro, nel senso che è la raccolta di alcune prefazioni scritte da Colli per la collana della Boringhieri, Enciclopedia di autori classici, che diresse dal 1958 al 1965  e composta da 90 opere.

La data in questo caso non è indifferente se consideriamo che la nascita della Adelphi risale al 1962 su iniziativa di Luciano Foà e Roberto Olivetti, per la quale lo stesso Colli collaborò e che ha pubblicato il libro di cui si sta parlando nel 1983, pochi anni dopo la sua morte.

Se cercate delle opere famose, oggi probabilmente riuscireste a incrociarne qualcuna, come per esempio le Operette morali di Leopardi piuttosto che “Schopenhauer come educatore” di Nietzsche.

Non così tuttavia quando furono pubblicate, il che è anomalo, a dir poco, per un’opera che si proponeva di parlare di classici che hanno, al di là di qualsiasi sfaccettatura possa assumere la loro definizione, quantomeno il minimo comune denominatore dell’essere state o dell’essere opere conosciute.

La grandezza del libro e quindi della collana Boringhieri risiede proprio in questa particolarità.

Giorgio Colli, ancora oggi, stenta a essere riconosciuto per il suo valore di filosofo, sebbene ci siano alcune lodevoli e rigorose iniziative quali l’Archivio Giorgio Colli, recentemente (fine 2012) su una nuova ricca piattaforma web:  http://www.giorgiocolli.it/, così come il blog: http://giorgiocolli.blogspot.it/.

Il suo nome, assieme a quello di Mazzino Montinari, è associato indissolubilmente alle opere di Nietzsche, inorgogliendo di italico spirito nazionalistico anche i più refrattari, e svetta perfino nella casa-museo di Nietzsche a Sils-Maria, nell’Engadina: solo grazie alla loro attività è stato possibile concepire e depurare Nietzsche dalle manipolazioni naziste e xenofobe della sorella Elisabeth.

Un’opera culturale fondamentale a livello mondiale per il riconoscimento del più importante filosofo dell’epoca moderna, se non di tutti i tempi, non a caso pubblicate da Adelphi.

E non bisogna dimenticare che Colli è stato traduttore in Italia di opere quali “Organon” di Aristotele o “Critica della ragion pura” di Kant, nonché lettore della prima ora di Schopenhauer, di cui per primo intuì: “E’ quasi incredibile la diffidenza, la mancanza di attrazione verso Schopenhauer, presso i contemporanei e i posteri. La sua esposizione filosofica non teme confronti, negli ultimi secoli“.

L’Enciclopedia presentava alcune opere orientali allora inedite e, accanto a nomi di sicura presa quali Platone, Machiavelli, Pascal, Voltaire, Spinoza, Hume, Goethe e Stendhal (e perfino Einstein, considerato classico nonostante la sua contemporaneità), ci sono nomi di media “fama” ma di altrettanta grandezza, quali Bayle, Holderlin, Burckhardt, Winckelmann e infine altri praticamente poco conosciuti al momento della pubblicazione (figuriamoci se considerarli classici) quali Chamfort, Vauvenargues, Naudé o Redi.

E anche laddove parla di autori conosciuti, la proposta di lettura di Giorgio Colli si affaccia su opere che a prima vista potrebbero sembrare marginali, lanciando pertanto indirettamente sempre nuovi stimoli alla conoscenza: solo a titolo di esempio, per Voltaire presentò opere quali Lettere inglesi, A B C e Dialoghi di Evemero oppure per Hume Discorsi politici o ancora per Chamfort, Prodotti della civiltà perfezionata.

Qualcuno ha notato criticamente come l’Enciclopedia ha di fatto riproposto le letture personali di Nietzsche e che abbia una preferenza, innegabile in verità, per la cultura scientifica.

A parte che si tratta di una visione parziale dell’opera, anche per motivi storico-biografici: non è forse anche questo un buon motivo per considerarla una delle letture più originali e stimolanti degli ultimi decenni?

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