Il genio ebraico

Jerome diventa un genio” non è titolo da libro che normalmente avrebbe attratto la mia attenzione. Troppo commercialmente “moderno” ovvero leggero ovvero inutile.
Eppure non ho avuto esitazioni nel comprare questo libro di Eran Katz: univa in un sol colpo cultura ebraica e genialità.
Il primo tema iniziava ad interessarmi sempre più; il secondo mi ha sempre interessato: la miscela era troppo ghiotta per passarne indenne.
Quindi inizio a leggere e scopro un interesse vivo non soltanto per il tema della memoria e le tecniche di memorizzazione, ma anche e soprattutto per il mondo ebraico. Il genio in primis, il genio ebraico come completamento dell’argomento.
Perchè questo popolo perseguitato, vituperato, ghettizzato, ancora oggi continua ad avere una forte connotazione, nonostante si tratti soltanto di dieci-quindici milioni di persone sparse in tutto il mondo?
Perchè hanno avuto e hanno grande influenza sul mondo, tanto da esserci attorno strane teorie complottistiche e, detto per inciso, rivelatesi sempre false?
Perchè ci sono così tanti artisti, filosofi, psicologi, premi Nobel, in breve così tante persone geniali ebree?
Se il libro ovviamente non ha risposto a tutto, almeno ha confermato che il mio interesse era più che giustificato.
Dal quel momento in poi ho imparato l’alfabeto ebraico (che vi assicuro non è semplice ma vale la pena perchè da solo si può considerare un capolavoro di genialità), divorato l'”Ebraismo” di Solomon, fatto ricerche varie sulla cultura ebraica, sulla storia, sul calendario, le festività, i loro usi e costumi, in breve esaminato (e sto ancora esaminando) tutte le linee più importanti riguardanti questo tema.

Il libro di Eran ha tutto sommato una storia semplice e lineare: tre amici fanno una sorta di scommessa che porterà uno di loro a migliorare la memoria e ad avere successo nella vita e negli affari.
Molte delle idee contenute possono essere considerate banali, altre interessanti.
Con un occhio strizzato al movimento chassidico di Belezier-Baal Shem Tov e l’altro al consueto umorismo ebraico, il libro si legge senza particolari difficoltà (merito indiscusso dell’autore) ed è un momento di relax creativamente produttivo nonchè una vera porta d’ingresso alle specificità e al genio ebraico.
Semplificando direi che gli ebrei sono davvero un passo avanti rispetto agli altri popoli e i motivi, pur non essendo tantissimi, sono tutti decisivi.

Innanzitutto una forte coscienza della loro particolarità, un forte senso di appartenenza al popolo eletto, che nel tempo si è esaltato sempre più a causa della loro ghettizzazione (non solo fisica).
Senso di appartenenza che tra l’altro trascende l’aspetto religioso, pur essendo questo un aspetto fortemente presente.
Poi l’importanza enorme data all’educazione e al sapere: perfino nella Shemà, la preghiera che dovrebbe essere recitata due volte al giorno e che tutti gli ebrei conoscono perfettamente, c’è scritto:
“E metterai queste parole che Io ti comando oggi, nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli, pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi”

Essere ebreo è un’essenza che deve essere trasmessa; ogni ebreo ha coscienza di sè e della sua particolare condizione che lo distingue dagli altri.
Trasmessa però non agli altri ma alle generazioni successive: il proselitismo è un concetto inesistente presso gli ebrei e il dibattito per i matrimoni misti è ancora oggi abbastanza vivo nelle comunità.
L’ebreo è un popolo aristocratico in senso quasi nietzschiano, che ne ha riconosciuto, infatti, potenzialità e pericolosità in diverse opere.

Il genio ebraico si esprime attraverso la loro singolare e nobile diversità.
Il messaggio chiaro è “sono diverso e trasmetto questa diversità ai miei discendenti”: non a caso infatti molte famiglie ebree, per non dire tutte, hanno una loro affascinante storia, fatta di pellegrinaggi, viaggi, intrecci, affari, personalità singolari.
Atteggiamento aristocratico che spesso ha portato uno strascico di pesanti e ingiustificati atteggiamenti antisemiti.

Un’altra particolarità è la forte connotazione simbolica che danno ai loro atti, alla loro lingua (iniziando con il loro alfabeto), alle feste, alla memoria.
Un ebreo non ricorda, ma deve ricordare; è un impegno che viene trasmesso generazioni su generazioni, tramite per esempio l’haggadah del Pesach (la Pasqua ebraica) cioè i racconti che descrivono la fuga degli ebrei dall’Egitto e che ogni anno vengono letti e ripetuti durante la festività.
Per lo stesso motivo ricorrono continuamente a simboli e miti in qualsiasi aspetto della vita quotidiana, stabilendo l’enorme numero di mitzòth da seguire per essere un buon ebreo ortodosso: 613 precetti da seguire e da evitare!
Non a caso il libro di Eran Katz parla tecniche di memorizzazione: la memoria e gli ebrei sono tutt’uno e ricordare significa in qualche modo sopravvivere.
Da qualche parte ho letto che la forza degli ebrei sta nel rispetto dello Shabbat cioè nel sabato come festa del riposo.
In effetti stabilire un giorno per dedicarlo alla famiglia significa non disperdere l’unità e, a bene vedere, non fa altro che fortificare il senso di appartenenza.

L’altro punto di forza è la discussione e il beneficio del dubbio, anche per questo nel romanzo ci si imbatte praticamente subito con la conoscenza delle yeshivà, le scuole per lo studio della Torah e del Talmud.
Anche l’esistenza di quest’ultimo libro è la prova di tale esigenza: di fatto esso è l’interpretazione e quindi la discussione della Torah (Pentateuco) dei maestri più antichi (Mishnah) e il commento del commento (Ghemarah).
Come se della cristiana Bibbia ci fosse: un testo di riferimento di base (la Bibbia vera e propria); un commentario ufficiale (della Chiesa) e un commentario analitico sul commentario ufficiale, giusto per avere un’idea grossolana.
La modalità di studio di tutto ciò è veramente geniale: suddiviso ordinatamente in paragrafi giornalieri si completa perfettamente ogni anno, per poi iniziare da capo.
Ancora una volta metodo, metodo, metodo…tutto per trasmettere e tutto per mantenere.
Al di là della mia personale passione per questo mondo, di cui non avevo consapevolezza fino alla lettura di questo libro, in realtà consiglio la lettura di Jerome perchè nella sua semplicità sintetizza l’importanza della memoria e dell’intelligenza, sforzandosi di coniugarle con l’ebraismo e la sua essenza.

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